Intervista col neo-ambasciatore tedesco S.E. Viktor Elbling

Botschafter Viktor Elbling

Alla vigilia dell’inaugurazione del congresso partenopeo, l’ADIT ha incontrato il neo-ambasciatore tedesco in Italia, Sua Eccellenza Viktor Elbling, 59 anni, per parlare del nostro convegno ma anche per allargare gli orizzonti sull’attualità politica internazionale.

Ambasciatore Elbling, Migrazioni/Migrationen è il titolo del convegno ADIT 2018 che si terrà a Napoli. Un tema che rischia di far esplodere l’UE…

“La migrazione è uno dei temi importanti del mondo globalizzato in cui viviamo. Certamente è una questione da risolvere insieme, un classico ambito di cooperazione europea. Non sono tanto pessimista sulla capacità dell’Europa di trovare soluzioni, le abbiamo sempre trovate; forse servirà un po’ di tempo per mettere d’accordo tutti i Paesi che sono a bordo, però questo fa parte del DNA dell’Europa”.

Ma cosa non sta funzionando, a Suo avviso? C’è un vento diverso che soffia in Europa, cosa fare per rilanciare l’Unione?

“È chiaro che abbiamo bisogno di maggiore solidarietà parlando di questi argomenti, abbiamo bisogno di regole comuni. L’accordo di Dublino va riformato, noi siamo favorevoli a una riforma intelligente per gestire questo fenomeno migratorio in modo consono alle effettive necessità. Bisogna dire che in tanti aspetti che riguardano l’immigrazione il governo tedesco è d’accordo con il governo italiano, ma ci vuole più solidarietà da parte di tutti i partner europei e credo sia possibile arrivarci. “

Che cosa è cambiato in Germania dalla Willkommenspolitik a oggi? E quanto la signora Merkel ha pagato in termini elettorali per la sua lungimiranza e per la sua politica delle porte aperte?

“Nel 2015 in Germania abbiamo accolto più di un milione di migranti, la maggior parte di loro è anche rimasta. È stata un’apertura umanitaria che sta funzionando abbastanza bene. Il processo di integrazione non è stato semplice all’inizio. Oggi molti immigrati sono già sul mercato del lavoro, stanno facendo apprendistati. È chiaro però che il fenomeno va gestito in maniera razionale nei nostri Paesi. Dopo il 2015 ci siamo resi conto che anche le nostre possibilità non sono illimitate, non è possibile fare entrare in Germania e in Europa un numero infinito di migranti.”.

La questione migranti investe non solo l’Europa ma è anche al centro dell’attualità statunitense con la grande carovana latinoamericana che è diventato un tema della campagna delle elezioni di medio termine di novembre…

“Questo è un fenomeno globale, in tutti i continenti osserviamo flussi migratori. Naturalmente non voglio commentare quello che succede in altri Paesi, ma a quasi trent’anni dalla caduta del Muro siamo convinti che il chiudersi in una fortezza sia la strada sbagliata”.

Noi Italiani siamo stati un popolo di emigranti, anche verso la Germania. Oggi esportiamo soprattutto cervelli. A Suo parere, è una mobilità feconda, utile per l’Europa o un’emorragia della classe dirigente italiana?

“In Europa siamo ormai economie e società molto integrate. Il fenomeno non è nuovo. C’è tutta una storia di decenni di spostamenti in Europa. Gli emigranti italiani ad esempio hanno lasciato un forte segno nella cultura tedesca. Noi abbiamo acquisito tanto dalla tradizione italiana e questo ci ha arricchito e trasformato positivamente. In questo momento stiamo assistendo a un movimento di giovani anche verso la Germania. Non è escluso che possa esserci uno scambio inverso, se le condizioni cambiano. Il punto è essere aperti e dare la possibilità ai giovani di muoversi liberamente in Europa; è una grande chance in più per loro e per tutti noi: non dobbiamo considerare i nostri Paesi come dei circoli chiusi, dobbiamo piuttosto aprirci per creare anche una migrazione circolare. Fare sì che questi giovani tornino in Italia o scelgano un altro Paese ancora, questa è la libertà che abbiamo in Europa, difendiamola”.

Come ex Alumni DAAD non possiamo che esprimere sempre gratitudine e ammirare il grande investimento che da sempre la Repubblica federale e l’Auswärtiges Amt fanno nella ricerca, nella cultura e per le borse di studio di scambio accademico. Lei è stato borsista DAAD, Ambasciatore Elbling?

“Ovviamente sì! Dopo avere terminato i miei studi universitari e poi il praticantato per diventare avvocato, nel 1988 il DAAD mi offrì una borsa di tre mesi per venire a studiare a… Roma! Realizzai uno studio comparativo, storico-politico tra Italia e Germania. Ho ancora i frutti di quel lavoro nella mia biblioteca, un giorno dovrò sedermi e scrivere un libro…”