VII Convegno ADIT: un resoconto

VII Convegno ADIT

Il settimo Convegno Nazionale di ADIT, organizzato in collaborazione con l’Università di Torino nei giorni 9 e 10 novembre scorsi, ha affrontato il cruciale tema della sostenibilità con approccio interdisciplinare, che ben ha consentito di porre a raffronto il grado di cognizione scientifica dei principali fattori dell’attuale mutamento climatico e ambientale con il livello di adeguatezza dei modelli culturali elaborati per spiegare i fenomeni in atto, e soprattutto per progettare strategie di contenimento e uscita da conseguenze presumibilmente letali per la vita dell’intero Pianeta. Da una parte, le relazioni sugli effetti del riscaldamento globale in rapporto al ciclo dell’acqua ed ai processi che interessano lo stato delle montagne hanno dunque evidenziato il grado di prossimità dei pericoli in ordine all’approvvigionamento idrico necessario alla vita del Pianeta, mentre i contributi dedicati al crescente sviluppo delle aree urbane si sono concentrati sulle strategie di mitigazione delle ondate di calore e degli effetti della circolazione veicolare.Dal canto loro, gli studiosi in materie filosofiche hanno evidenziato l’urgenza di elaborare modelli bioetici che si pongano al di fuori di una ottica antropocentrica classica, e viceversa rappresentino il sapiens come un semplice nodo all’interno di una più ampia rete, in corrispondenza con le acquisizioni della ecologia grazie alle quali, a partire dalla analisi del ciclo del carbonio e più in generale degli effetti della “grande accelerazione” del XX secolo, si è dato fondamento a una idea di sviluppo che prescinda dal mito della crescita infinita del PIL e privilegi piuttosto la attivazione di processi di radicale cambiamento nello sfruttamento delle risorse, direzione degli investimenti e orientamento del progresso tecnologico, al fine di assicurare la coerenza delle azioni poste in campo con i bisogni futuri, oltre che con gli attuali. Da ultimo, i docenti di scienze sociali si sono fatti carico, con la proposizione della categoria di “macchina fossile”, di descrivere analiticamente gli agenti, la struttura, la scala, i poteri, le strategie, le attività e gli intrecci della diffusa coalizione di interessi che ostacola la transizione verso la sostenibilità onde elaborare appropriate strategie di disinnesco delle azioni e interazioni dei suoi componenti; così come si è posto in luce che la formalizzazione di standard universalmente condivisi in materia giuslavoristica e ambientale da parte delle Organizzazioni Internazionali è suscettibile di implicare un sempre maggior numero di consumatori consapevoli nei processi di controllo delle condizioni della produzione.